I sogni di Gilberto – Le Fiabe dell’Arcobaleno

I SOGNI DI GILBERTO

Un giovane di nome Gilberto che aveva lavorato presso un mago suo amico ottenne, come ricompensa, di poter sognare di notte quello che sarebbe successo il giorno dopo.

I sogni di Gilberto_Mago Il mago, dopo avergli dato tale facoltà, fece mille raccomandazioni:

  • Stai attento Gilberto – disse il mago – prevedere il futuro è una cosa bella e utile, ma se farai cattivo uso del mio dono, un giorno te ne potrai pentire.

Gilberto tranquillizzò l’amico mago e, dopo averlo nuovamente ringraziato, se ne tornò a casa.

Quella notte stessa Gilberto vide in sogno una carrozza che percorreva la via del bosco, a bordo della quale c’erano alcuni viaggiatori. A un tratto, a causa di un improvviso rimbalzo della ruota, dalla carrozza scivolò via un prezioso cofanetto che si rovesciò sul muschio al lato della via. Ne uscirono decine di monete d’oro che luccicavano in mezzo al verde del bosco.

Gilberto si svegliò di soprassalto e, ricordandosi che i suoi sogni avevano il potere di predirgli il futuro,   si recò nel bosco e attese. Passò di lì una carrozza che, dopo aver colpito un grosso sasso, sobbalzò e lasciò cadere il cofanetto in mezzo al muschio.  Quando la carrozza fu ormai lontana, Gilberto estrasse dal cofanetto tutto il contenuto: cento monete d’oro.

La notte successiva Gilberto sognò la vittoria di Torpedo Lento alla corsa annuale di cavalli che si svolgeva nel paese. Torpedo Lento era quotato uno a dieci perché nessuno avrebbe mai scommesso sulla sua vittoria.

Il giorno seguente, Gilberto si recò in città dove stava per svolgersi la corsa dei cavalli e scommise cento monete d’oro a favore di Torpedo Lento. Tutti lo guardarono meravigliati; ma egli non diede retta a nessuno perché era sicuro di vincere.

Successe infatti che i cavalli non poterono presentarsi alla gara perché durante la notte erano stati colti da uno strano malessere che impediva loro di correre … tutti tranne Torpedo Lento il quale presentandosi al via e non trovando rivali in grado di competere con lui venne proclamato vincitore.

Gilberto vinse mille monete d’oro e se ne tornò a casa tra lo stupore e la rabbia dei concorrenti rivali.

La notte seguente Gilberto vide in sogno un re e una regina in grave pericolo: la barca sulla quale si trovavano si era rovesciata e i due regnanti rischiavano di annegare.  Gilberto si recò allora in riva al fiume dove attese la barca che sarebbe naufragata.  Di li a poco udì le grida disperate del re e della regina che chiedevano aiuto immersi nell’acqua.

Tagliò il tronco di un albero e lo fece cadere nel fiume in modo da soccorrere i due regnanti che furono tratti in salvo..

Volendo sdebitarsi, il re e la regina offrirono a Gilberto ospitalità nel loro castello, con la I sogni di Gilberto_Re e Reginapossibilità di rimanervi finché l’avesse desiderato. Gilberto accettò e si recò al castello dove venne accolto come un eroe.

Mentre trascorreva la sua prima notte al castello, Gilberto vide in sogno alcuni briganti che intendevano assalire la fortezza per fare razzia di ogni cosa. Il giorno seguente avvertì il re del pericolo che stava correndo, ma poiché non voleva svelare il segreto dei suoi sogni, disse semplicemente di aver notato durante la notte dei movimenti sospetti nella foresta che stava di fronte al castello.

Il re gli diede retta e fece aumentare la sorveglianza: quando i briganti arrivarono, trovarono inaspettatamente le guardie del castello pronte a difendersi e in grado di allontanarli.

Meravigliato, il re volle premiare Gilberto e lo portò in un posto lontano dove era situato un grande castello:

  • Voglio ricompensarti per tutti gli aiuti che mi hai dato. – disse il Re. – Da questo momento, metà del mio regno è tuo: tu governerai le terre dell’Est e io quelle dell’Ovest. In questo castello, dove io ti conferisco ogni potere, avrai ai tuoi ordini mille soldati con i quali potrai difenderti dai nemici”.

Gilberto era diventato ricco e potente, ma la ricchezza e il potere gli avevano indurito il cuore: egli infatti non pensava altro che al denaro. Attese che il Re suo amico si allontanasse dal proprio castello e si mise in cammino con i suoi soldati per conquistare anche il regno dell’Ovest. Quando arrivò trovò solo un piccolo gruppo di combattenti e vinse la battaglia con facilità;  al suo ritorno il Re fu fermato e respinto.

Passarono le settimane, i mesi, gli anni.

Un giorno, Gilberto vide avvicinarsi al castello il mago che gli aveva dato il potere di prevedere il futuro. Fece spalancare le porte del castello, lo accolse con dei potenti squilli di tromba e lo accompagnò nella grande sala del castello.

  • Grazie a te sono diventato grande, ricco e famoso. – disse Gilberto -. Per ricompensarti, ti permetterò di rimanere con me finché lo vorrai: la mia casa è anche la tua.

Il mago rispose:

  • Gilberto, io non sono venuto per cercare la tua amicizia, ma per ammonirti perché tu hai fatto cattivo uso dei poteri che ti ho dato. Ora, nel tuo cuore non c’è altro che odio, desiderio di gloria e di denaro. Devi pentirti delle tue malefatte, prima che sia troppo tardi!.

Gilberto, al sentire quelle dure parole, si adirò e cacciò il mago dal castello.

Passò ancora del tempo. Sfruttando i sogni che gli predicevano il futuro, Gilberto diventava sempre più ricco e potente, finché una notte fece un sogno molto brutto: si trovava sulla torre più alta del castello. Mentre osservava il panorama sentì dei passi che si avvicinavano. Si girò improvvisamente e vide un soldato bendato che gli veniva incontro con fare minaccioso. Gilberto, per lo spavento, indietreggiò e, senza accorgersene, mise il piede in fallo, cadendo rovinosamente dalla torre.

Svegliatosi di soprassalto, Gilberto capì di aver sognato l’ultimo giorno della sua vita e si terrorizzò al pensiero di dover morire: sapeva infatti di non avere scampo perché i suoi sogni non avevano mai sbagliato.

In preda al panico e alla disperazione, si vestì velocemente, fece sellare un cavallo e si allontanò. Dentro di sé pensava:

  • Il sogno ha predetto che oggi morirò cadendo dalla torre del mio castello? Ebbene, io andrò lontano e mi nasconderò fino alla mezzanotte: in questo modo non potrà accadermi nulla.

Era una fuga inutile perché Gilberto sapeva che non si può cambiare il futuro, ma volle tentare ugualmente: piuttosto che stare lì ad attendere la morte, era meglio darsi da fare per evitarla.

Dopo una lunga cavalcata, arrivò all’interno di un bosco molto fitto: lì non poteva certamente essere visto da nessuno.

Si sedette sul soffice muschio ed attese che il tempo passasse. Ad un certo punto udì alcune voci provenire da un piccolo casolare. Incuriosito, Gilberto si avvicinò alla finestra e vide tre persone che avevano un’aria molto triste. Accostò l’orecchio alla porta e udì i loro discorsi: parlavano di un cofanetto pieno di monete d’oro che avevano perso nel bosco molti mesi addietro e che non era più stato ritrovato. Gilberto capì che si trattava delle persone che aveva derubato servendosi di uno dei suoi sogni e, solo in quel momento, si rendeva conto di quanto dolore avesse procurato.

Per timore di essere scoperto, Gilberto si allontanò dal casolare e si sedette nuovamente sul muschio, attendendo la mezzanotte.

Passarono alcune ore e, forse per la prima volta, Gilberto ebbe modo di riflettere sui suoi comportamenti e sul suo operato: pensava a quella povera famiglia che aveva derubato, ai proprietari dei cavalli che avevano perso tanto denaro per causa sua. Pensava al Re, della cui bontà egli aveva approfittato. Ora che aveva paura di morire, capiva che tutte le sue ricchezze non gli sarebbero servite più a nulla.

Finalmente Gilberto si stava ravvedendo, ma … chissà … forse era davvero troppo tardi. Egli pensava:  “Potessi donare tutti i miei avere per ottenere anche  un solo giorno di vita in più… “

Ma in quel momento Gilberto fece finalmente un pensiero generoso:

“Se oggi devo proprio morire, voglio vivere almeno l’ultimo giorno della mia vita come una persona onesta.”

Salì nuovamente sul cavallo, fece ritorno al suo castello, prese una sacca piena di monete d’oro e ritornò nella foresta. Arrivato al casolare che aveva trovato nel bosco, mise cento monete d’oro davanti alla porta, quindi bussò e si allontanò senza farsi vedere.  Quando il padre di quella povera famiglia aprì, si trovò di fronte le monete d’oro senza sapere da dove provenissero.

Gilberto si recò quindi in città, andò a cercare i proprietari dei cavalli che avevano gareggiato con Torpedo Lento e restituì  il denaro che aveva vinto il giorno della scommessa.

Quindi tornò nuovamente nel bosco e si nascose sul muschio davanti al casolare.

Ad un certo punto Gilberto udì alcuni passi; si alzò e riconobbe immediatamente il mago che gli aveva dato il potere dei sogni. Lo rincorse, lo chiamò e gli spiegò ogni cosa. Il mago ascoltava tutto con interesse e si rendeva conto che Gilberto era veramente e sinceramente pentito. Desiderava aiutarlo, ma non sapeva come fare.

I due si sedettero e parlarono a lungo per capire se vi fosse una via di uscita da quella intricata situazione. Ad un certo punto il mago si illuminò:

  • Forse ci siamo! – Disse.
  • Che significa? – Chiese il giovane attendendo ansiosamente una risposta.
  • Forse sì, forse, pensandoci bene, un rimedio c’è.
  • Quale rimedio? Lo sai benissimo che il futuro non si può cambiare e che i miei sogni hanno sempre detto la verità!
  • Certo, lo so. Ma non preoccuparti; ci penserò io. Tu ripetimi con precisione cosa hai sognato questa notte.

Gilberto raccontò nuovamente il sogno che aveva fatto, descrivendolo nei minimi particolari:I sogni di Gilberto_Castello

  • Mi trovavo nella torre più alta del castello. Mentre osservavo il panorama, sentii dei passi che si avvicinavano. Mi girai improvvisamente e vidi un soldato bendato che mi veniva incontro con fare minaccioso. Per lo spavento, indietreggiai e, senza accorgermene, misi il piede in fallo, cadendo dalla torre.
  • E poi basta? – chiese il mago.
  • Basta! Non ricordo nient’altro.
  • Allora vieni con me … andiamo al castello.
  • Al castello? Tu sei pazzo! Al castello io non ci vengo!
  • Vieni – insistette il mago – stai tranquillo che non hai più nulla da temere.

Il mago portò Gilberto sulla torre più alta del castello, quindi gli disse di attendere guardando il panorama.

Gilberto, seppur titubante e con le gambe tremanti, ubbidì. Tanto, ormai il suo destino era segnato e non gli rimaneva altro da fare che stare al gioco.

Dopo un po’ udì dei passi che si avvicinavano, si girò improvvisamente e vide un soldato bendato che gli veniva incontro con fare minaccioso.

  • Ecco ecco …- Gridò Gilberto con voce ansimante. – E’ giunto il mio momento: il sogno si sta avverando.

A causa dello spavento e dell’agitazione, Gilberto indietreggiò e, senza accorgersene, mise il piede in fallo cadendo dalla torre.

Non avendo il coraggio di vedere quello che stava accadendo, Gilberto chiuse gli occhi ed attese la sua fine imminente. Ma dopo pochi secondi, cadde su qualcosa di morbido dentro il quale sprofondò. Aprì gli occhi ma non vide nulla perché era immerso in una enorme quantità di paglia.

Già …! Paglia! Era quello il trucco che il suo amico mago aveva escogitato: l’unico modo per far sì che si realizzasse il sogno di Gilberto senza che egli dovesse morire.

Che cosa aveva fatto dunque il mago? Mentre Gilberto attendeva sulla torre, aveva mascherato una guardia ordinandole di uscire sulla torre per spaventare Gilberto. Ma, in precedenza, aveva chiesto agli altri soldati di portare tanta paglia in modo che Gilberto, cadendo, non si facesse male.

Quando Gilberto venne messo al corrente del fatto, ringraziò commosso il suo amico mago. Ormai era davvero tutto finito: il sogno si era avverato ed egli era ancora vivo.

Fece chiamare immediatamente il suo amico Re che aveva cacciato dal castello, gli raccontò I sogni di Gilberto_Sole albaogni cosa, dichiarandosi dispiaciuto e profondamente pentito.

  • Ti chiedo umilmente scusa perché mi sono comportato male. – disse Gilberto al Re – Se tu lo vuoi, sono disposto a rimanere nel tuo castello, ma senza i privilegi che mi hai concesso: mi basta poterti essere utile come può fare il più umile dei servi e per sdebitarmi, lavorerò per te giorno e notte, se sarà necessario.  In cambio ti chiederei una sola cosa, sempre se vorrai concedermela.
  • Certamente – disse il Re – cosa posso fare per te?
  • Desidero che tu mi lasci uscire dal castello solamente un’ora al giorno, per vedere il tramonto del sole.
  • D’accordo! Se non desideri altro…

E così fecero. Così successe.

Gilberto rimase sempre fedele alla corte del Re e, ogni sera, al tramonto, usciva per osservare il sole, coltivando nel suo cuore la speranza di poterlo rivedere ancora il giorno dopo.

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