‘ Alla ricerca della Felicita ‘ – 9 ottobre a Caluso
La luce dell’alba
Un vitigno molto antico per dare tre tipi di vini… Erbaluce si,
tutti e tre ‘divini’
Domenica 9 ottobre, dalle 15,30 Beniamino continuerà il suo viaggio ‘ Alla ricerca della Felicita ‘ a Caluso, un luogo che, dopo la tappa a Front Canavese e la storia d’amore fra la Madama Reale e il Conte Filippo San Martino di Agliè, gli farà scoprire un’altra poetica storia d’amore, anche se è solo leggenda.
Grazie a questa leggenda, il nostro girovago che si va sempre più innamorando del Canavese, scoprirà ancora una volta che l’unica via per trovare la propria Felicita è la via dell’amore che dev’essere un amore a 360 gradi, onnicomprensivo e assolutamente totale: amore per la vita, amore per il creato che ci ospita, amore per tutti gli esseri viventi e amore per chi decidiamo debba essere nostra compagna o compagno di viaggio.
Questo di Caluso è il terzultimo incontro con Beniamino che, sabato 22 ottobre, concluderà la sua ricerca della Felicita proprio ad Agliè nei luoghi di Guido Gozzano e della sua Signorina Felicita.
Ecco la presentazione dell’appuntamento a Caluso dalle parole di Davide Motto, direttore artistico dell’evento:
“Il paese che dà il nome al vino della zona, il luogo in cui la ninfa Albaluce diede vita al rinomato vino bianco. Lo scopriremo passo a passo tra la storia e il mito; la storica battaglia di Caluso, il chiostro francescano nato dopo il passaggio del santo d’Assisi, le rovine del vecchio “castellazzo”, il Palazzo Valperga con il parco Spurgazzi con la sua rara flora. Il posto ideale per il nostro beniamino dove poter cercare la sua Felicita o felicità.”.
L’ Erbaluce di Caluso è un vino molto conosciuto ed apprezzato fin dall’antichità: una versione accredita l’apparizione del suo vitigno ad una specie autoctona canavesana mentre, a causa del suo nome antico, Albaluce, altri ipotizzano che a portare in zona le prime piante siano stati i Romani. Comunque sia stato, di questo vino sopraffino, ne parla già Virgilio nelle Georgiche.
L’ Erbaluce di Caluso, primo tra tutti i vini bianchi della provincia di Torino, ha ottenuto di essere definito D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata) con il decreto del 9 luglio 1967.
La leggenda che narra della sua comparsa, come per tutte le leggende, si perde nella notte dei tempi e ci ricollega alla leggenda della Regina Ypa che abbiamo conosciuto nella tappa di Mazzè.
Questa la vicenda: lontano, lontano nel tempo, quando l’armonia regnava incontrastata e gli uomini ancora veneravano come dèi gli elementi naturali, sulle colline moreniche lasciate dal grande ghiacciaio che si stava ritirando, vivevano le ninfe dei boschi, dei fiori, delle sorgenti e di tutti quegli elementi naturali che permettevano la vita. Tra le ninfe del lago, ve n’era una che si chiamava Alba che, un bel giorno, si innamorò del Sole e fu prontamente da Lui ricambiata. Il loro pareva essere un amore impossibile poiché quando il Sole compariva nella sua pienezza, Alba era già sparita per lasciar posto al Giorno. Ma l’Amore ha sempre molte vie che conducono al coronamento del proprio desiderio: la dolce, Luna, sorella del Sole, si intenerì e decise di aiutarli. Un mattino, in accordo con il fratello, rimase in cielo proprio nel punto in cui doveva comparire il Sole dandogli così l’opportunità di raggiungere, non visto, la sua Alba. I due poterono finalmente coronare il loro sogno d’amore proprio sul Bric di Caluso. Da questa unione nacque una bellissima creatura che aveva la carnagione pallida ed argentea della Luna, gli occhi del color del cielo ed i capelli biondi e luminosi come i raggi del Sole. Le venne dato il nome di Albaluce e sul luogo dell’incontro sorse un tempio. Questa figlia del Sole e dell’Alba era talmente bella ed amabile che gli abitanti del posto erano usi portare al tempio molti doni frutto della Terra, dell’Acqua e del loro lavoro. Tutto bene, quindi? Non proprio poiché dopo un po’ di anni, la Regina Ypa decise che per nutrire il suo popolo che aumentava, occorreva bonificare la zona ottenendo più terra coltivabile. Al tempio andarono solo più sette devoti rimasti fedeli alle vecchie tradizioni ma, purtroppo, non avevano più la possibilità di portare doni. La dolce Albaluce appreso ciò che stava capitando, si rattristò ed il suo sconforto portò le lacrime ai suoi occhi; una di queste cadde andando a bagnare il suolo arido e, proprio in quel punto, nacque un vigoroso arbusto che portava tralci carichi di grappoli di succosa e dolcissima uva bianca che racchiudeva in sé la dolcezza dell’Alba e la luminosità del Sole e fu così che, dal pianto di una dea, nacque il vitigno dell’ Erbaluce.
Dall’uva di questo vitigno, in base ai tempi ed ai modi di raccolta ed al metodo di lavorazione, si possono avere tre vini: l’ Erbaluce di Caluso, il Caluso Spumante ed il Passito di Caluso, tre vini… ‘divini’.
Ma Caluso non è solo Erbaluce, è anche storia, cultura e bellezza naturale che Beniamino, nel suo percorso Alla ricerca della Felicita scoprirà insieme a chi vorrà accompagnarlo in questo viaggio, allo stesso tempo, leggendario e reale.